La Filastrocca – Venerdì 27 Gennaio – Ore 21.00

VENERDÌ 27 GENNAIO 2017, ORE 21,00 – TEATRO F.LLI CERVI VIA MAZZINI n° 61 CASELLE (TO)

INTERPRETI: SIMONA DE VIZIA, LUCA PIVANO, LIVIO VASCHETTO
MUSICHE: QUARTETTO DI LEGNI “LE QUATTRO STAGIONI”, con Flavio Tosi (fagotto), Silvia Bussone (clarinetto), Mirian Bergero (oboe), Andrea Barone (flauto).
SCENOGRAFIA: di FRANCA BATTISTELLA
TESTO e REGIA: di FABRIZIO FRASSA
con la piccola SOFIA SAROGLIA che interpreta la filastrocca

LA FILASTROCCA

27 gennaio 1945, gli ultimi 30 minuti ad Auschwitz

Un tema “forte” mirato con  fermezza in una contestualizzazione precisa, una performance teatrale pensata come accadimento esatto nel proprio periodo corrispondente:

LA GIORNATA DELLA MEMORIA.

LA FILASTROCCA ci racconta di tre deportati, una donna e due uomini, di età e provenienze indefinite, che, malgrado i cancelli del campo di sterminio siano ormai spalancati e i loro aguzzini se ne siano andati in fretta e furia, non sanno cosa fare e prendono dolorosamente atto dell’avvenuto annullamento della loro identità, mentre in un ultimo, delirante (folle e irreale, quanto tragico e commovente), momento di apparente e doloroso entusiasmo, decidono di organizzare una festa.

Frassa non è nuovo alla tematica dell’Olocausto Ebraico (ricordiamo l’opera “SHALOM ALETECHEM” del 2010, mandata in scena più volte, fra le quali anche al Teatro Goldoni di Venezia nel 2013), vicenda la lui sempre trattata, in un certo senso, indirettamente, puntando l’attenzione sulla dimensione umana e strettamente personale della tragedia, sulla connotazione individuale di un’esperienza inconcepibile e sconcertante. Una vergogna indelebile per la stessa specie umana. Anche in questo caso i tre protagonisti sono soprattutto tre persone come noi, gettate in un incubo intollerabile da vicende storico-politiche a loro assolutamente estranee, in un abisso inspiegabile di dolore e di follia.

Ennio Pavanati

ingresso libero


2° Edizione del Festival del Musical a Caselle

Tre serate a tutto Musical al Palatenda di Caselle Torinese

20-21-22 MAGGIO 2016 – Ore 21:00

loc_festival_2016_W

Il successo ottenuto dalla prima edizione del Festival del Musical svoltasi lo scorso anno, ha spinto l’Associazione Turistica Pro Loco e l’Associazione Teatrale Amatoriale Nonsoloimprovvisando di Caselle Torinese a ripetere la brillante manifestazione anche quest’anno, dando la possibilità a nuove compagnie teatrali amatoriali di rappresentare i loro spettacoli presso la struttura Palatenda di Caselle, che per l’occasione verrà trasformata in un vero e proprio teatro, arricchendo così tre serate del mese di maggio con teatro, canto, ballo, ma soprattutto tanta gioia e divertimento.

La manifestazione avrà inizio venerdì 20 maggio con il musical “Just Smash” della “Compagnia Oblio” di Rivoli, musical ideato e scritto da Davide Peretti, direttore artistico del gruppo; sabato 21 maggio sarà la volta della “Compagnia Sole e Luna” di San Francesco al Campo, che porterà in scena un classico dei musical: “Sette spose per sette fratelli”, regia di Paola Regaldo; chiuderà la kermesse domenica 22 maggio l’“Associazione Sollievo” di Leinì con il musical “Accadde per strada” per la regia di Silvana Papandrea e Annamaria Bianchini.
Tutti gli spettacoli avranno inizio alle ore 21,00 e saranno ad ingresso gratuito, vi aspettiamo numerosi per condividere con noi questo meraviglioso evento!
Per informazioni: festival@prolococaselletorinese.it

PROGRAMMA DELLE SERATE

01 - Just Smash

Venerdì 20 Maggio: Ispirato dalla serie televisiva americana Smash, lo spettacolo racconta le storie di un gruppo di ragazzi, membri di una compagnia di musical, alle prese con audizioni e prove e della loro voglia di arrivare lontano. Protagonista della storia è Cosette, una giovane ragazza che si trasferisce, insieme alla famiglia, in una nuova città piena di opportunità; il suo sogno è di vivere grazie alle luci dello spettacolo e grazie alle sue doti riesce ad entrare in una compagnia di musical. Cosette stringe amicizia con Louis, Susy e Karen che la aiuteranno nel difficile compito che le sarà assegnato dai registi: la sfida con la sua rivale Nikki per il posto di protagonista nello spettacolo. Nel corso della vicenda la giovane ragazza conoscerà il mondo del teatro fatto di impegno, competizione e speranze di un futuro successo, il tutto accompagnato dalle canzoni di musical famosi, quali Rent, West Side Story, The Lion King, Hairspray, Singing in the Rain e Chicago.


02 - Sette Spose x Sette Fratelli

Sabato 21 Maggio: Ambientato in Oregon nel 1850, il musical racconta la storia di Adamo, il maggiore dei fratelli Pontipee, che va in città a cercare moglie; conosce Milly, una cameriera, e la convince a sposarlo subito. La felicità di Milly svanisce non appena scopre di doversi prendere cura anche dei sei fratelli di suo marito, individui rozzi e trascurati. Decisa a far funzionare ugualmente il suo matrimonio, Milly elabora un piano per farli sposare, insegnando loro innanzitutto l’arte del corteggiamento, per far innamorare le ragazze del Paese, anche a passo di danza. Nonostante gli imprevisti e i modi poco garbati i ragazzi riusciranno a conquistare le donzelle e a far vivere a Milly un matrimonio sereno con il suo amato Adamo.


03 - Accadde per strada

Domenica 22 Maggio: Nico, un giovane di 15 anni dei nostri giorni si trova ad affrontare diversi disagi tra cui la separazione dei genitori, la delusione della scuola, il conflitto tra amici, la droga e il bullismo anche verso persone diversamente abili. In questa profonda insoddisfazione sogna e scopre la figura di Domenico Savio, che in un viaggio irreale nell’800, lo porta a conoscere Don Bosco e i ragazzi a lui affidati. Nico si trova a confrontare due stili di vita profondamente diversi che lo conducono alla consapevolezza del vero senso della vita; attraverso gli esempi di San Giovanni Bosco e dei suoi ragazzi scopre l’importanza della semplicità, il valore della famiglia, la potenza della fede e il significato dell’amore.


“Senza titolo” ma con arte

Riprendiamo qui l’articolo di Ennio Pavanati pubblicato su Cose Nostre di aprile.

Senza titolo

Bello lo spettacolo di IT.ART del 12 marzo. Inconsueto, nuovo, interessante, profondo.  E quanti altri aggettivi si potrebbero trovare per descriverlo in modo esauriente? Poco più di 45 minuti molto intensi, sottolineati dalle musiche, modernissime, proposte da Franco Zanotto, con il suo flauto d’eccellenza. Nell’insieme, sul palco, Loredana Bagnato, Livio Vaschetto e Luca Pivano alle prese con un testo surreale, dagli accenti visionari e poetici, interpretato con effetto dalle tre voci esperte in un caleidoscopio di emozioni e sorprese, commozione e dolore, speranza e rinuncia, in un confronto serrato con i grandi misteri della vita, le grandi domande alle quali si deve rinunciare, a volte, per poter continuare a vivere, nella quotidianità di tutti i giorni, una quotidianità che, comunque, rispecchia la loro misteriosa bellezza, domande necessarie, senza le quali non possiamo essere, agire, amare e combattere. Infine tutte le contraddizioni, le paure, le gioie e le incertezze comuni a tutti gli uomini e a tutte le donne, nell’incedere lento e inarrestabile della storia di ognuno, dell’esperienza personale, individuale, mai simile ad un’altra, sempre unica e da scoprire giorno per giorno. Testo scritto per il teatro nel 2005 che caratterizzò, sempre in quell’anno, l’esordio di questo sodalizio artistico casellese, a Torre C.se, durante la Rassegna Culturale “EST/ARTE”, andando in scena, ospite di quel Comune, nella suggestiva cornice della Terrazza “BELVEDERE”. Sono passati quasi undici anni e IT.ARTsezioneteatro li ha disseminati di innumerevoli e nuove esperienze, anche coraggiose, spingendosi sempre, con coraggio, oltre alle abitudini, alle consuetudini, sempre all’insegna della ricerca e della sperimentazione. Bella la scenografia di Franca Battistella, belle le immagini di Federica Frassa, un lavoro, quello di entrambe, ancora una volta all’insegna della magia evocativa.

Intanto BACKSTAGE continua la sua corsa e, non a luglio, come in precedenza programmato, ma sabato 24 settembre, sempre in sala Cervi, presenterà un altro spettacolo previsto nel Programma della Rassegna “unoperunougualeundici” in atto a Caselle, che si intitola “Niente Stelle”, sempre con testo e regia di Fabrizio Frassa, già andato in scena con successo al Teatro Comunale di Rivara nel 2006.

Rappresentazione senza titolo

Sabato 12 marzo in Sala Cervi

image

 

Dubbi e incertezze, sogni e disillusioni, entusiasmi e paure sono elementi inscindibili dell’esistenza umana, così come i grandi interrogativi esistenziali dell’individuo rilevano, spesso, il senso enigmatico della vita.

La conversazione inscenata dai tre personaggi, in questo testo di Frassa pensato per il teatro, sembra voler affermare inconfutabilmente una verità assoluta e, pur tuttavia, pare volerla contestualmente negare senza possibilità di appello, suggerendo allo spettatore la necessità di elaborare una propria “visione”; l’unica, in fin dei conti, realmente percorribile perché soggettiva e personale, basata su di un’esperienza individuale e mai uguale a un’altra.

L’epilogo, disperato e tragico, sembra volerci mettere sull’avviso circa l’immanenza di un rischio apocalittico, ma lascia forse intravedere la suggestione di un barlume inestinguibile di speranza, suggerito anche dalla poetica, infantile e sottintesa inefficacia del tentativo subdolo di suicidio-omicidio.

Scritto da Frassa nel 2005, è lo spettacolo con il quale “it.ARTsezioneteatro” esordì, nello stesso anno, alla Terrazza del Belvedere di Torre Canavese (TO). Il titolo stesso, forse un po’ per i contenuti del testo riferiti ad un complesso di problematiche esistenziali che non accetta perimetrazioni filologiche, forse per quel senso di rinuncia che pervade lo stato d’animo dei personaggi, forse anche per un preciso ed ironico riferimento all’assenza, all’epoca, di un curriculum teatrale (sia della Compagnia neo-costituita, sia dell’autore, sino ad allora prevalentemente dedicatosi alle arti figurative), si riferisce proprio ad un’assenza , non solo del titolo in quanto tale, ma anche di “titolarità”.

Assenza, quindi, di “credenziali”, di “referenze”, di “autorizzazioni” e di “giustificazioni”, un richiamo al bisogno dirompente e irrinunciabile di una radicale e totale libertà espressiva. Un riferimento netto e chiaro all’arbitrarietà, elemento, quest’ultimo, che in un certo qual senso, caratterizza esplicitamente l’intera attività artistica, notoriamente variegata, poliedrica, e comunque sempre piuttosto “caustica” dell’autore.

Ennio Pavanati

Garofani bianchi e Rose rosse – Laboratorio teatrale a Caselle Torinese

4 LUGLIO 2015, a Caselle (TO), Teatro Cervi — via Mazzini n° 60 — ore 21.00

Ingresso libero


 

Garofani Rossi
Lo spettacolo, strutturato certamente con un intento fortemente provocatorio, è improntato sullo schema prediletto dall’autore e prevede tre personaggi immobili e una scena spoglia, il testo letto direttamente in tempo reale e la musica dal vivo che sottolinea la vicenda nelle proprie fasi evolutive.
La dimensione che si costituisce nel corso della lettura è, in qualche modo, surreale.
E’ evidente che i personaggi sono intenzionati a rapportarsi con il pubblico rimanendo al contempo “dentro e fuori” dalle regole (e anche dalle “non regole”) del teatro.
E’ sottintesa la figura dell’autore, presente alla rappresentazione come in altri lavori di Frassa, ma questa volta nessuno dei personaggi può essere frainteso come suo interprete. L’autore, in senso lato, viene in qualche modo “evocato”; e come se si volesse mettere in scena il processo creativo stesso, il “pensiero” dell’autore mentre è alle prese con l’atto medesimo della “scrittura”. Ancora una volta un testo i cui contenuti si dipanano tramite un’ esposizione “ripiegata” su se stessa, raccontati tramite il susseguirsi fluente di parole pregnanti ed immagini “suggerite”. Il tema è il teatro stesso: metafora della vita, dualità di “verità” e “menzogna”, reale ed irreale, sincerità e finzione, certezze e illusioni.
I tre personaggi, nel corso della vicenda, rievocano persino il loro percorso artistico con auto-citazioni delle interpretazioni precedenti, come per compiere una sorta di riepilogo, una “rivisitazione” del loro pesonale “vissuto” teatrale, espandendo la loro identita di “interpreti” oltre lo specifico della performance in corso. Alla fine, malgrado il messaggio non venga rivelato, tutto si capisce anche troppo bene e il mosaico si compone come per un incanto magico e imprevedibile.